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L'ebook che svela i segreti del successo economico e professionale dei più grandi cosulenti del mondo

martedì 24 luglio 2007

I PROFESSIONISTI DI SUCCESSO SONO COME LE AQUILE: NON VOLANO IN STORMO, LI TROVI SEMPRE UNO ALLA VOLTA

Tra i frequentatori di questo blog, e di altri che parlano di successo e di crescita personale e professionale, c’è sempre chi esprime scetticismo rispetto a tutto quello che appare troppo facile, “troppo bello per essere vero”. Perché quando si parla di “successo”, di “autoaffermazione”, di “crescita”, ciascuno adopera propri sistemi di valutazione per decidere se accogliere o respingere determinati impulsi che provengono dal mondo esterno.
James Hillman, uno dei maggiori filosofi americani contemporanei, parla di “resistenza” come fenomeno di opposizione all’esercizio del potere, evidenziandone la parte naturale, quella che ama lo status quo, che si oppone al cambiamento, che trova maggiore sicurezza se le cose rimangono dove stanno, così come sono.
Nella PNL (Programmazione Neuro-Linguistica), la scienza che studia da più di trent’anni i modelli comportamentali delle persone di maggiore successo, si parla di autostima per indicare l’idea, l’immagine che ciascuno ha di se stesso.
In quest’ambito, gioca un ruolo fondamentale la fiducia nei propri mezzi interiori, nelle proprie capacità. Per questo l’autostima diventa una sorta di filtro attraverso il quale ogni evento esterno assume un significato diverso (successo, fallimento ecc.) a seconda dei propri standard, del proprio background, di come ci si rapporta.
Con l’informatizzazione degli studi, ad esempio, si sono visti molteplici casi di autostima crescente ed altri di autostima limitante.
Conosco colleghi che non hanno mai avuto un buon rapporto con il PC. Vengono da una generazione dove i cedolini, il libro paga, le assunzioni, i licenziamenti e tutto il resto, si facevano rigorosamente a mano. Il DM 10 si compilava a mano, così pure la delega di pagamento (il mitico Conto Fiscale), gli O1M, il vecchio modello 101. Le lettere, le missive o le note di comunicazione, al massimo, si scrivevano con la macchina da scrivere, nei “bei tempi” nei quali il suono secco delle battute sui fogli intramezzati dalla carta copiativa dettava il ritmo professionale dei primi consulenti del lavoro della storia italiana.
Questi colleghi hanno avuto qualche disagio, d’accordo! Ma non potevano rimanere fuori dal mercato. Così hanno attinto alle risorse interiori, hanno usato il filtro dell’autostima per interpretare al meglio il passaggio all’era dell’informatizzazione e della telematica, ottenendo di riuscire ad usare – oggi facilmente – il computer con tutti i suoi confort (internet, posta elettronica ecc.).
Altri, invece, hanno creduto di non potercela fare, di essere troppo vecchi per imparare le nuove tecnologie. In questo modo hanno ostacolato la propria crescita con una serie di pensieri negativi e limitanti. Sono scomparsi dal mercato? Forse no! Forse non tutti! Qualcuno ancora lo si vede nei corridoi dell’INPS con gli occhiali sulla punta del naso, mentre cerca tra le pratiche la nota di rettifica da contestare. Sono colleghi verso i quali nutro un profondo rispetto, come quello di un figlio verso un padre, perché hanno fatto la storia di una Categoria.
Ma non potranno fare la mia di storia. Ciascuno ha la sua. Ciascuno interpreta la professione con la propria autostima, e a chi mi chiede se più di 20 mila consulenti possono rendersi interpreti delle nuove strategie della consulenza del lavoro, quelle che segneranno il passaggio dalla informatizzazione all’internettizzazione dei servizi, io dico che i professionisti di successo sono come le aquile, non volano in stormo, li trovi sempre uno alla volta.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Quindi le tue strategie sono applicabili al singolo professionista? Hai scartato a priori l'ipotesi di una confederazione ovvero federazione?
Grazie Patty

Carlo D'Angiò ha detto...

Il mio approccio alla videnda è visto in chiave di business. L'"aggregazione", di qualunque tipo, è solo una variante strutturale ed organizzativa che non cambia di molto le cose, purché si basi su quella chiave di lettura.

Anonimo ha detto...

Ma il rapporto interpersonale, l'unico che ad oggi mi sembra tenere in vita i nostri Studi, credi sia irrilevante?
Frazie Patty

Carlo D'Angiò ha detto...

Niente affatto! Il cliente del mercato tradizionale si "conquista" (ed il rapporto si conserva) con le regole di sempre.
Le opportunità di internet, invece, sono tagliate per esigenze diverse. Pensa ad esempio alle vertenze di lavoro e alla possibilità di offrire un servizio straordinario a migliaia di avvocati che molto spesso sono i diretti committenti dei conteggi.

Anonimo ha detto...

Egregio Dott. D'Angio
sono un praticante consulente del lavoro, ed il prossimo anno sosterrò l'esame di abilitazione per la professione. Mi sono imbattuto per puro caso in questo suo blog che, a mio giudizio farà molta strada e volevo complimentarmi con lei per questo suo lavoro. Inoltre i suoi articoli sono molto interessanti e dispensano utili consigli sia per noi giovani praticanti che per i consulenti di " vecchia scuola". Resto comunque in attesa di leggere il suo ultimo articolo per i segreti del successo dei più grandi consulenti del mondo, e spero di ricavare utili consigli per svolgere al meglio quella che spero sia la mia futura professione.
Nel contempo le porgo i miei più cordiali saluti

Roberto

Carlo D'Angiò ha detto...

Grazie Roberto per le tue parole e diamoci pure del tu, se non ti dispiace.
In bocca al lupo per gli esami.
Carlo D'Angiò