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lunedì 23 luglio 2007

Il tempo perso in ufficio

Ti è mai capitato di arrivare tardi in ufficio? E poi ricevere un paio di telefonate, una dietro l’altro, mentre un vecchio amico, che attende alla reception, è passato a farti visita e non vede l’ora di abbracciarti? E quando tutto questo è finito la tua segretaria ti informa che giunta l’ora della riunione con quel tuo cliente che è venuto da fuori? E nel frattempo si è fatto troppo tardi per cominciare il lavoro che avevi in mente? Ma è ancora troppo presto per chiudere la giornata?

Da diverse ricerche USA emerge che buona parte delle ore di lavoro sono sprecate in attività improduttive. Questo vale anche per i collaboratori. Infatti, sembra che un impiegato a tempo pieno mediamente non inizia mai a lavorare realmente prima delle 11 del mattino ed il rendimento inizia a calare intorno al 15.30. Il resto della giornata consiste solo nell’occupare fisicamente la postazione e fare presenza.
Si perde tempo per tanti motivi, dalle inutili ed estenuanti riunioni al fattore disordine, che obbliga i dipendenti a perdere più di un’ora al giorno per sistemare scrivanie, computer e cassetti. Poi c’è l’inciucio tra colleghi, che è fisiologico in un contesto fatto di persone. Si parla, si commenta, si discute. E poi c’è internet che cattura gran parte dell’attenzione di tutti quelli che lavorano ad un PC connesso.

Non sarebbe meglio applicare ad ogni tipo di lavoro – come si dice tecnicamente – un’obbligazione di risultato? L’importante è fare, è raggiungere il risultato assegnato, se poi uno è veloce, oppure arriva più tardi al lavoro, o perde tempo a resettare il computer bloccato, importa relativamente. Certo, alcune mansioni vanno tenute così come stanno, c’è poco da rendere. Una segretaria, ad esempio, deve passare gran parte del suo tempo intorno al capo, e se il capo si chiude in riunione per 4 ore, ella può tutt’al più rispondere al telefono ed annotarsi le chiamate. Ma molte altre mansioni possono essere facilmente convertite alla più razionale logica del risultato, permettendo ai lavoratori stessi di trovare nuovi stimoli organizzativi e di rendere al proprio ruolo un pizzico di fascino imprenditoriale.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

...intrigante....

Anonimo ha detto...

Hai fatto bene a scrivere questo articolo. Già da tempo si va verso questa direzione. Penso che i co.co.co e anche i nuovi co.co.pro. vengano usati molto non soltanto per risparmiare i contributi, ma anche perché attuano in parte quello che dici, una prestazione legata al risultato.
Sarebbe bello conoscere i dettagli delle ricerche condotte negli USA.
Ciao
Matteo