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Sta per essere ultimato

L'ebook che svela i segreti del successo economico e professionale dei più grandi cosulenti del mondo

martedì 31 luglio 2007

"DOTTORI DEL LAVORO": UN EPITETO CHE STA BENE ALLA DIRIGENZA

Sono contento di apprendere che i colleghi della dirigenza nazionale hanno pensato allo stesso epiteto che abbiamo suggerito in questo blog. Vi pubblico integralmente un'email dell'amico Claudio Buono.
Caro Carlo ho letto con molto interesse la E-MAIL che mi hai gentilmente trasmesso, mi permetto di intervenire sull'argomento, per rappresentarti quanto segue.
Come tu ben sai chi scrive è componente della Commissione Giustizia del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro. All'indomani della tanto attesa modifica della legge 12/79 di recente emanazione, grazie anche al lavoro che mi ha visto personalmente impegnato con i colleghi della commissione che si è più volte riunita congiuntamente ai colleghi della commissione rapporti con i parlamentari, si è finalmente riusciti a vedere la traduzione in legge dello stato delle tanto attese aspettative della categoria per innalzare il titolo di studio per l'accesso alla professione.
Così è emersa la proposta "non ancora formalizzata ufficialmente" di cambiare il titolo da "CONSULENTE DEL LAVORO in DOTTORE DEL LAVORO" per quello che è nelle mie possibilità ed alla luce del dibattito che si è avuto in provincia, mi impegno con tutte le mie forze affinché le aspettative dei Colleghi Casertani vedano accolte.
Sono d’accordo con te , infine, che il titolo debba essere esteso anche ai colleghi regolarmente iscritti non laureati perché il titolo descrive la professione e non il professionista.
Con affetto
Claudio Buono

giovedì 26 luglio 2007

DOTTORI DEL LAVORO

Da una precedente discussione avutasi in questo blog a proposito del naming, è nata l’idea di cambiare l’epiteto professionale da “Consulente del Lavoro” a “Dottore del Lavoro”. La proposta – che a me piace molto - è stata avanzata da una frequentatrice del blog, laureata.
Questo pone un problema di identificazione per tutti quelli che non hanno conseguito l’ambito titolo di dottore.
A mio avviso, tenuto conto che entro una certa data si potrà accedere alla professione solo col titolo di laurea, e tenuto conto altresì che l’epiteto descrive e misura una professione e non il professionista, il naming suggerito di “Dottore del lavoro” potrebbe sostituire, sic et simpliciter per tutti, quello di Consulente del lavoro. Tu cosa ne pensi? Ti piace il titolo di “Dottore del lavoro”?Puoi rispondere al sondaggio che trovi al lato e/o lasciare un tuo commento su questo articolo.

LA STORIA DELL'UOMO PIU' RICCO DEL MONDO

Cari amici, frequentatori del blog, qualche tempo fa, su un libro di Giacomo Bruno, un grande coach italiano di PNL, ho letto la storia dell’uomo più ricco del mondo. La propongo qui perché secondo me aiuta a riflettere sui risultati che si possono ottenere usando l’intelligenza ed innovando le proprie risorse. Spero di leggere i vostri commenti.

C'era una volta un piccolo paesino in una zona molto arida della California. Manca l'acqua e così si indice un concorso per la gestione e il trasporto dell'acqua dal fiume. Vincono due persone a pari merito, John e Richard. John si mette subito a lavoro, compra due secchi e dalla mattina alla sera fa avanti e indietro dal paese al fiume, riempie il suo pozzo e inizia a vendere l'acqua, 1 dollaro per secchio. Anche se fa un lavoro molto stancante, inizia a fare tanti soldi. Richard invece scompare, e John guadagna bene con il suo lavoro. Ma dopo 6 mesi, Richard torna; con lui una squadra di ingegneri e di operai che nel giro di un mese costruisce un acquedotto che porta nel paese un flusso d'acqua continuo. Acqua più pulita, più economica, 24 ore su 24. John corre ai ripari: assume i due figli che insieme a lui lavorano giorno e notte per offrire un servizio simile a quello di Richard. Ma nonostante lavorino il triplo di prima, ottengono pochi risultati. John ha dedicato la sua vita al lavoro, ma è fallito. Richard, invece, ha un flusso costante di denaro che entra nelle sue tasche e poichè ha tanto tempo libero si dedica alla famiglia e al divertimento. Nel frattempo con i guadagni fa costruire nuovi acquedotti in tutti i paesini della zona e diventa l'uomo più ricco del mondo.

martedì 24 luglio 2007

I PROFESSIONISTI DI SUCCESSO SONO COME LE AQUILE: NON VOLANO IN STORMO, LI TROVI SEMPRE UNO ALLA VOLTA

Tra i frequentatori di questo blog, e di altri che parlano di successo e di crescita personale e professionale, c’è sempre chi esprime scetticismo rispetto a tutto quello che appare troppo facile, “troppo bello per essere vero”. Perché quando si parla di “successo”, di “autoaffermazione”, di “crescita”, ciascuno adopera propri sistemi di valutazione per decidere se accogliere o respingere determinati impulsi che provengono dal mondo esterno.
James Hillman, uno dei maggiori filosofi americani contemporanei, parla di “resistenza” come fenomeno di opposizione all’esercizio del potere, evidenziandone la parte naturale, quella che ama lo status quo, che si oppone al cambiamento, che trova maggiore sicurezza se le cose rimangono dove stanno, così come sono.
Nella PNL (Programmazione Neuro-Linguistica), la scienza che studia da più di trent’anni i modelli comportamentali delle persone di maggiore successo, si parla di autostima per indicare l’idea, l’immagine che ciascuno ha di se stesso.
In quest’ambito, gioca un ruolo fondamentale la fiducia nei propri mezzi interiori, nelle proprie capacità. Per questo l’autostima diventa una sorta di filtro attraverso il quale ogni evento esterno assume un significato diverso (successo, fallimento ecc.) a seconda dei propri standard, del proprio background, di come ci si rapporta.
Con l’informatizzazione degli studi, ad esempio, si sono visti molteplici casi di autostima crescente ed altri di autostima limitante.
Conosco colleghi che non hanno mai avuto un buon rapporto con il PC. Vengono da una generazione dove i cedolini, il libro paga, le assunzioni, i licenziamenti e tutto il resto, si facevano rigorosamente a mano. Il DM 10 si compilava a mano, così pure la delega di pagamento (il mitico Conto Fiscale), gli O1M, il vecchio modello 101. Le lettere, le missive o le note di comunicazione, al massimo, si scrivevano con la macchina da scrivere, nei “bei tempi” nei quali il suono secco delle battute sui fogli intramezzati dalla carta copiativa dettava il ritmo professionale dei primi consulenti del lavoro della storia italiana.
Questi colleghi hanno avuto qualche disagio, d’accordo! Ma non potevano rimanere fuori dal mercato. Così hanno attinto alle risorse interiori, hanno usato il filtro dell’autostima per interpretare al meglio il passaggio all’era dell’informatizzazione e della telematica, ottenendo di riuscire ad usare – oggi facilmente – il computer con tutti i suoi confort (internet, posta elettronica ecc.).
Altri, invece, hanno creduto di non potercela fare, di essere troppo vecchi per imparare le nuove tecnologie. In questo modo hanno ostacolato la propria crescita con una serie di pensieri negativi e limitanti. Sono scomparsi dal mercato? Forse no! Forse non tutti! Qualcuno ancora lo si vede nei corridoi dell’INPS con gli occhiali sulla punta del naso, mentre cerca tra le pratiche la nota di rettifica da contestare. Sono colleghi verso i quali nutro un profondo rispetto, come quello di un figlio verso un padre, perché hanno fatto la storia di una Categoria.
Ma non potranno fare la mia di storia. Ciascuno ha la sua. Ciascuno interpreta la professione con la propria autostima, e a chi mi chiede se più di 20 mila consulenti possono rendersi interpreti delle nuove strategie della consulenza del lavoro, quelle che segneranno il passaggio dalla informatizzazione all’internettizzazione dei servizi, io dico che i professionisti di successo sono come le aquile, non volano in stormo, li trovi sempre uno alla volta.

lunedì 23 luglio 2007

Il tempo perso in ufficio

Ti è mai capitato di arrivare tardi in ufficio? E poi ricevere un paio di telefonate, una dietro l’altro, mentre un vecchio amico, che attende alla reception, è passato a farti visita e non vede l’ora di abbracciarti? E quando tutto questo è finito la tua segretaria ti informa che giunta l’ora della riunione con quel tuo cliente che è venuto da fuori? E nel frattempo si è fatto troppo tardi per cominciare il lavoro che avevi in mente? Ma è ancora troppo presto per chiudere la giornata?

Da diverse ricerche USA emerge che buona parte delle ore di lavoro sono sprecate in attività improduttive. Questo vale anche per i collaboratori. Infatti, sembra che un impiegato a tempo pieno mediamente non inizia mai a lavorare realmente prima delle 11 del mattino ed il rendimento inizia a calare intorno al 15.30. Il resto della giornata consiste solo nell’occupare fisicamente la postazione e fare presenza.
Si perde tempo per tanti motivi, dalle inutili ed estenuanti riunioni al fattore disordine, che obbliga i dipendenti a perdere più di un’ora al giorno per sistemare scrivanie, computer e cassetti. Poi c’è l’inciucio tra colleghi, che è fisiologico in un contesto fatto di persone. Si parla, si commenta, si discute. E poi c’è internet che cattura gran parte dell’attenzione di tutti quelli che lavorano ad un PC connesso.

Non sarebbe meglio applicare ad ogni tipo di lavoro – come si dice tecnicamente – un’obbligazione di risultato? L’importante è fare, è raggiungere il risultato assegnato, se poi uno è veloce, oppure arriva più tardi al lavoro, o perde tempo a resettare il computer bloccato, importa relativamente. Certo, alcune mansioni vanno tenute così come stanno, c’è poco da rendere. Una segretaria, ad esempio, deve passare gran parte del suo tempo intorno al capo, e se il capo si chiude in riunione per 4 ore, ella può tutt’al più rispondere al telefono ed annotarsi le chiamate. Ma molte altre mansioni possono essere facilmente convertite alla più razionale logica del risultato, permettendo ai lavoratori stessi di trovare nuovi stimoli organizzativi e di rendere al proprio ruolo un pizzico di fascino imprenditoriale.

sabato 21 luglio 2007

Consulente del Lavoro, un naming che non funziona

Hai mai pensato – fra i tanti problemi che attanagliano la nostra professione – che forse l’appellativo di “Consulente del Lavoro” non funziona?
Il naming svolge un ruolo importantissimo per la visibilità e per il successo di qualsivoglia operazione di marketing. A maggior ragione su internet, dove la visibilità conta solo in relazione alle parole chiave.
Pensa a “Forza Italia”, indipendentemente dalla fede politica, bisogna riconoscere che è un naming che funziona, facile da memorizzare, e che pure le persone più avanti con gli anni non hanno alcuna difficoltà a riconoscere e a ricordare.

Se vuoi avere successo in internet devi studiare un nome che funziona, intelligente, pertinente con quello che fai, e facilmente rintracciabile dai motori di ricerca.
Nel mio ebook ti spiego come fare.

mercoledì 18 luglio 2007

IL CONSULENTE DEL LAVORO E INTERNET

Il rapporto tra un consulente del lavoro e internet è pari a quello dell’acqua con il fuoco. Nella dinamica delle cose può starci solo uno dei due.

Eppure non dovrebbe essere così!

Perché se internet è una comunità con oltre 1 miliardo di pagine web, con oltre 100 milioni di blog, con un numero indefinito di azienda e di piccoli imprenditori che grazie alle nuove tecnologie operano 24 ore su 24, il Consulente del Lavoro è forse il professionista più indicato per fare da supporto tecnico al colossale mercato dell’online.

Come al solito si rischia di essere gli ultimi. Si perde tempo intorno a questioni di lana caprina, mentre gli altri capitalizzano gli eventi, fortificano le posizioni, costruiscono il vero business.

Caro collega non aspettare che siano gli altri a dirti quello che devi fare.
“Fortis fortuna adiuvat”, dicevano i nostri padri latini. La fortuna aiuta gli audaci.

Ed è proprio vero!

Mentre tu cerchi di capire per quale ragione l’INPS continua a generare inutili rettificativi sul codice 5N, gli altri professionisti trasferiscono su internet le proprie competenze. Fanno affari, assumono incarichi, offrono servizi e prodotti nuovi, ed incassano soldi.

mercoledì 11 luglio 2007

LE STRATEGIE PIU' SEGRETE PER TRASFORMARE IL TUO STUDIO IN UNA RENDITA PERMANENTE

Incredibile!

Sono anni che cerco le migliori strategie per ottimizzare la Consulenza del Lavoro, per renderla una fonte di guadagno sicura e per trasformarla in una rendita permanente.

Finalmente sono riuscito a completare il mio lavoro di indagine e a svelare i segreti di marketing dei più grandi professionisti del mondo.

Non ci credi, vero?

E allora dammi solo qualche settimana ancora per completare il mio ebook.


Non puoi immaginare l'euforia che vivo mentre scrivo, pensando alla tua faccia che prima sorride e poi esulta mentre scorre le pagine del mio piccolo capolavoro.


La professione di Consulente del Lavoro è tra le più importanti che oggi possano esistere in Italia, ma nessuno ci ha mai insegnato a promuoverla, a venderla per il suo elevato valore.

Colpa degli Ordini? Forse! Ma quello che ci interessa di più è avere finalmente scoperto i trucchi del successo professionale, quelli che negli Stati Uniti creano dei veri e propri "professional building". Gente di successo, comunicatori esperti. L'unico sforzo che fanno è quello di contare i soldi che incassano ogni minuto.

Quante volte abbiamo visto i nostri rappresentanti di Categoria e ne abbiamo un pò invidiato la posizione, il successo, la capacità di rapportarsi al mercato interno ed esterno con fascino, se non addirittura con "carisma".

Loro sì che sono bravi! Sono bravi anche a portare a casa centinaia di migliaia di euro all'anno.

Però loro non dicono quali strategie hanno usato, non ci insegnano i segreti del loro successo professionale ed economico.


Non importa! Adesso le strategie sono cambiate. Ce ne sono di nuove e molto più entusiasmanti e vincenti. Facili da applicare, alla portata di tutti, che ti permettono di fare ogni cosa senza spendere nemmeno un centesimo.


Internet è il primo grande segreto che ti svelerò (e non sto parlando di quegli inutili siti che si vedono in giro), insieme alle tecniche più basilari, ma sconosciute in Italia, per farlo diventare la tua rendita sicura e permanente.
Credimi! Per fare soldi con la tua professione in internet non hai bisogno nemmeno di un web master. Puoi fare tutto da solo.
Straordinario!


Ancora qualche settimana e ti darò gli strumenti per cambiare la tua vita.